Copyright, Facebook compra Source3 per pagare i proprietari dei contenuti online

La startup newyorkese è in grado di individuare l’utilizzo improprio di marchi: potrebbe essere utile non solo per tutelare i proprietari dei diritti, ma anche per consentire loro di approntare campagne mirate

Prima di garantire ai produttori di contenuti un adeguato ecosistema di monetizzazione, Facebook deve risolvere una questione e quella questione si chiama pirateria. Per questo l’azienda ha appena aggiunto alla sua scuderia Source3, una startup che lavora per “riconoscere, organizzare e analizzare la proprietà intellettuale nei contenuti generati dagli utenti (Ugc)”. Le tecnologie sono in grado di individuare prodotti di varie aree (musica, sport, moda) e seguirne le tracce per verificare se siano o meno titolati allo sfruttamento del copyright.

Nata nel 2014 per occuparsi sempre di diritti, ma nel settore della stampa 3D, ha allargato poi il suo raggio d’azione all’intrattenimento online. I fondatori Patrick F. Sullivan, Benjamin Cockerham e Scott Sellwood hanno già venduto a Google la loro piattaforma di gestione diritti musicali RightsFlow.

L’acquisizione dovrebbe rinforzare le nuove funzioni che la piattaforma ha messo a disposizione dei produttori dei contenuti.

Ad aprile scorso infatti, ha annunciato nuove strategie del sistema “Rights Manager” — che offre un software di video matching per individuare i video rubati che vengono condivisi impropriamente (vedi Content ID di YouTube) — come il diritto di inserimento mid-roll nei video rubati.

Più di due miliardi di utenti e 750 milioni di nuove amicizie al giorno: la quantità di contenuti generati sul social network è (quasi) inestimabile e il problema dei furti tiene banco da almeno due anni. Oltre che un’occasione per individuare materiale diffuso senza diritto, l’acquisizione di Source3 potrebbe servire ai marchi per testare la loro presenza online e veicolare messaggi sponsorizzati mirati. Individuare l’utilizzazione di un brand potrebbe infatti non solo essere utile in termini di protezione, ma di sfruttamento economico attraverso l’uso di annunci.

Wired.it – di Diletta Parlangeli – 26 LUG, 2017
(Foto: Getty Images)

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